IL SILENZIO
Il silenzio è il luogo della contemplazione. Nulla a che vedere con la "riflessione", "meditazione" o "teoria". Essa non è la sintesi di prassi e teoria ma la fonte originaria dalla quale sorgono entrambe.Fin dall'antichità si affermava che la realtà può essere percepita dai sensi ma la sensibilità non è solo cosa umana, essa è parte costitutiva della realtà e dovrà essere compenetrata dall'intelletto. L'uomo è un essere senziente ed anche un essere razionale. La ragione ha i suoi diritti incontestabili. Tutte le culture però ammettono che l'uomo non può essere ridotto a queste due dimensioni. La dimensione materiale e spazio-temporale corrisponde ai sensi. La dimensione intellettuale della realtà, reale come quella fisica, corrisponde all'intelletto. Ma vi è un terzo organo di percezione che vede una dimensione della realtà altrimenti invisibile. E' il mistico, l'indicibile, l'ineffabile, è la terza dimensione, il terzo occhio o il terzo orecchio, come si suol dire in ambito delle spiritualità orientali e d occidentali.
Se la percezione sensoriale ha bisogno di essere compenetrata dall'intelletto, la percezione intellettuale ha bisogno della terza dimensione che fa avvertire che esiste molto di più di quello che l'intelletto ci rende accessibile. Con l'intelletto l'uomo si rende conto che la realtà, in ogni sua forma, ha una profondità insondabile. L'infinitudine e la libertà sono due esperienze primordiali che presuppongono l'intelletto, ma lo trascendono. Questi tre organi sono finestre di percezione della realtà, e sono tra loro inseparabili, si appartengono costitutivamente. Non è possibile ridurre la realtà e l'uomo stesso alle prime due dimensioni, senza comprometterne la dignità e l'armonia della vita. Aprirsi con sincerità e umiltà alla dimensione sensoriale e intellettuale immediatamente mi rivela che la mia percezione della realtà, della vita e dell'amore non è affatto esauriente, ma sarà proprio da questa inquietudine che ci si aprirà lentamente il terzo occhio. Per dono, perché la dimensione contemplativa è gratuita, non ha prezzo, è alla portata di tutti. C'è da dire, però, che la nostra civiltà non è tanto abituata alla gratuità, tutto ha un prezzo, e la mistica non si vende, si regala. Bisogna avere le braccia aperte e il cuore libero. Questi suggerimenti che ci vengono da uomini e donne autorevoli nell'esperienza mistica trovano il naturale alveo nell'indicazione della "via del silenzio".
La vita può essere vissuta a varie profondità. La sua consapevolezza non può prescindere da una attenta considerazione del simbolo del silenzio. Il silenzio non è il soffocamento della parola: si tace pur avendo tanto da dire, per prudenza o per paura, per mancanza di parole adeguate. Necessario dunque percepire il rapporto tra il silenzio e la parola. Il silenzio non è l'annientamento della parola, ma l'altra immensa realtà che la parola non dice. Ci si accosta a qualcosa di inesprimibile, eppure se ne avverte il mistero e il fascino. Materia di contemplazione. La spinta verso la coscienza di "essere". In senso cristiano l'essere, il logos proviene dal silenzio, che è la sorgente dell'essere, il nulla dal quale la parola è generata. Dal silenzio del padre è sorta la parola. Cristo, il logos di Dio, proviene dal silenzio. Parola e silenzio stanno in un rapporto non dialettico ma dialogico, trinitario. Non si escludono reciprocamente, ma si compenetrano. Il nulla non è il non essere, o l'annientamento dell'essere, o la sua contraddizione, ma è piuttosto il non ancora, ciò che non ancora è divenuto. Il silenzio è l'esperienza del "nulla", della sorgente che sta prima dello scaturire del logos, naturalmente da non intendersi in senso temporale. E questa esperienza può generarsi solo nello Spirito Santo, cioè nel regno trinitario dei rapporti di reciproca intimità. E' l'esperienza del legame che c'è tra il dicibile e l'indicibile, tra la forma e la non-forma, tra la parola e il silenzio, tra l'essere e il nulla. Solo nel silenzio può essere sentito il divino, "le parole dei saggi sono udite nel silenzio". Il Natale canta: "mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, ecco irrompere dal cielo la tua parola onnipotente". E la parola si è fatta carne. Nella parola che si incarna è il vero destino di ogni uomo e di ogni parola. Il profeta Isaia avverte che "Nel silenzio e nella speranza sarà la vostra forza". Il silenzio è la condizione e la forza della preghiera, della contemplazione, della mistica, senza la quale l'uomo è soltanto un animale razionale, e la religione solo un sistema di pensiero. A volte si sente dire l'espressione: la parola del silenzio. E' bene capire che non si tratta della parola sul silenzio, perché non se ne può parlare senza distruggerlo e non è compatibile col discorso. Possiamo lasciare che il silenzio prorompa in parole quando parliamo con semplicità e verità. Non si può dire tutto quello che si vorrebbe dire. Si può dire soltanto ciò che si è capaci di dire. La parola è simbolo di ciò che vorrebbe significare, ma questa intenzione può essere solo rivestita di parole ed è tutto ciò che si può dire perché nessuna cosa si esaurisce nella parola che la dice. Entrare nella consapevolezza che il silenzio è l'origine della parola, significa avvertire che non è possibile tornare alle origini perché le origini le portiamo sempre con noi, mentre procediamo. Questo pellegrinaggio umano è sempre colmo di origini, di inizi. Non ci basterà proferire parole o tornare semplicemente al silenzio, si tratta di entrare e di percepire la danza, l'armonia e la bellezza che relazionano il silenzio alla parola e la parola al silenzio. Ogni autentico silenzio è gravido di parole che verranno partorite a tempo debito. Ogni autentica parola è piena di silenzio che dà vita alla parola stessa. La parola è più di un'onda sonora, è molto più di un significato, è la via verso il centro della vita. E così avvertiamo che l'inesprimibile esiste, anche se è inesprimibile. Bisognerà diventare ciò che siamo in potenza. L'artista è colui che concepisce quel che non ancora esiste. Tutti siamo artisti, persone creative della propria vita, capaci di diventare ciò che non ancora siamo, perché ogni vita è sempre qualcosa che non esisteva prima e la realtà è sempre nel processo del divenire. La realizzazione della vita giace all'interno di noi, intima possibilità, con il carattere della novità e della sacralità.
E' la piena corrispondenza all'ascolto del Padre che percepiamo nello Spirito cogliendo la realtà del Cristo come parola, che significa e dà la vita.
di Quirino Salomone

