L'AFRICA

I problemi veri sono ben altri: la creazione di un sistema di giustizia; La condivisione delle risorse e dei beni; il cambiamento di stili e di modelli di vita nei paesi ricchi.
Torna, a tanti anni di distanza, il monito della "Populorum Progressio": "Ostinandosi nella loro avarizia, i ricchi provocheranno il giudizio di Dio e la collera dei poveri".
Solo i piccoli, se si organizzano tra loro, senza ascoltare le sirene che di volta in volta arrivano dal vertice di turno, saranno capaci di dare una svolta al mondo.
Quando vedo degli africani umiliati da altri africani nella loro intelligenza, nella loro economia, nel loro essere, quando vedo ciò che accade nel Darfur e altrove nel continente africano, mi chiedo se abbiamo memoria: memoria della schiavitù, memoria dei campi di sterminio nazisti, memoria dei gulag sovietici.
Uno dei miei grandi sogni è quello di lavorare per l'instaurazione di governi responsabili, che consentano il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle popolazioni africane.
L'Africa possiede ricchezze sufficienti per foraggiare società e imprese straniere, come si sottolinea a volte nelle campagne elettorali in Europa.
Essa pone ancora al centro l'essere umano: il rispetto per la persona anziana; il posto del bambino nella famiglia; l'uso del tempo necessario per fare bene le cose,ecc. Gli etnologi e gli antropologi lo sanno.
Eppure mi rendo conto che ciò che è importante, parlando di Africa, non è quello che abbiamo imparato in latino, ma ciò che abbiamo dimenticato in africano.
Ciò che contraddistingue l'uomo dagli altri animali non è tanto il presente, quando le altre due dimensioni della storia, cioè il passato e il futuro. La storia, infatti, non è soltanto il passato.
Per esempio il fatto che alcuni quadrupedi abbiano la testa rivolta verso il suolo indica l'importanza che ha per loro il presente del qui ed ora.
Non per riprodurre la storia in maniera meccanica e robotica, non per dare vita a dei cloni delle società africane di un tempo, ma per fondarci credibilmente sulle nostre proprie radici, senza esserne schiavi.
Il termine "preistoria", inventato dai miei colleghi europei, a mio avviso, non è esatto. Io non lo accetto.
Al contrario, nella Valle del Nilo e nell'antico Egitto lo spazio era limitato; qui le contraddizioni non potevano essere risolte sfruttando le terre circostanti, ma solo attraverso la guerra, o attraverso le innovazioni tecnologiche, o, ancora, attraverso le innovazioni tecnologiche o attraverso la riorganizzazione sociale.
Si è così passati da un livello di società ad altri, superiori, a causa dei conflitti.
L'imperatore del Mali e in seguito quello del Ghana andando in pellegrinaggio alla Mecca portavano con sé tonnellate di oro, tanto da influenzare il prezzo del prezioso metallo in tutta la regione.
Si tratta dunque di una regione molto sviluppata dal punto di vista economico, e vi si producevano anche merci con valore aggiunto, come tessuti, oggetti metallici, vetro.
In alcune importanti città, ad esempio nella Nigeria, si produceva così tanto che l'intera regione fu soprannominata la "Bisanzio nera".
La tratta degli schiavi rappresentò una profonda ferita nel corpo dell'Africa, ma il condizionamento fu più marginale, e il sistema africano restò strutturato secondo la propria tradizione.
Durante la colonizzazione invece l'Africa smise di vivere e di produrre per se stessa, e il concetto di sviluppo endogeno fu completamente abolito.
E ciò non è cambiato neanche con il raggiungimento dell'indipendenza.
L'Europa ha portato anche molti elementi positivi: la scienza, la religione, la coscientizzazione, le lingue, attraverso le quali possiamo attingere l''enorme ricchezza culturale e intellettuale di tutto il pianeta.
Tutto questo pesa in modo positivo sul piatto della bilancia.
Ma, nonostante tutto questo, oggi continuiamo ad avvertire che, per la massa della popolazione, quella dei non privilegiati che non hanno potuto studiare e quindi usufruire di questa eredità positiva, la bilancia continua a pendere dalla parte negativa.
Purtroppo quando ci si accorge che si è imboccata una via sbagliata per lo sviluppo africano, si rinuncia senza dirlo apertamente, e invece di cercare altre strategie per un vero sviluppo, sì preferisce ripiegare sull'aiuto umanitario.
Tutti dicevano che gli africani sono poveri perché fanno molti bambini.
Ho spiegato loro che è esattamente il contrario: gli africani fanno molti bambini perché sono poveri. Non si è mai visto un continente che abbia avuto una diminuzione della prole per la famiglia senza avere prima registrato un aumento di tenore di vita! In Africa si vorrebbe che ciò avvenga meccanicamente.
Lo stesso detto esiste nella tradizione africana: si dice infatti che è bene conoscere molte cose, però la più grande conoscenza è di se stessi.
L'identità è molto importante perché se non si conosce chi deve essere sviluppato non si potrà svilupparlo mai.
Sfido gli europei a citarmi 5 date importanti della colonizzazione.
Infatti lo schiavo liberandosi riesce a liberare anche il padrone perché quest'ultimo non è libero quando c'è la schiavitù; sarà libero il giorno in cui il suo schiavo sarà liberato.
Bisognerà rassegnarsi a comprendere che la situazione di miseria e di abbandono in cui si trovano gli africani è stata creata ed è le minoranze africane e le minoranze del Nord.
Occorre invertire la marcia per la trasformazione sociale dell'Africa. Invece di avere due minoranze del Sud e del Nord per la schiavitù della maggioranza, bisogna che le due maggioranze (la società civile europea e quella africana) si uniscano per avere una forza d'urto tale da costringere le minoranze sopra citate ad agire come esseri umani e trattare gli altri come esseri umani.
Dovevano lavorare gratuitamente per tre giorni a settimana nei campi delle autorità coloniali, che così mangiavano a sbafo sul lavoro, sul sudore, sul sangue dei contadini africani.
I contadini perdevano il possesso della terra e diventavano braccianti, operai agricoli, sulle loro terre. Ovunque imperava la monocultura.
Il cavallo di Troia dello sviluppo è penetrato già nelle mura, anche dell'Africa rurale.
Ridare la parola ai villaggi significa tornare al dinamismo dei villaggi comunitari.
Bisogna educare, conservando la struttura dell'oralità che è ancora ben presente in Africa: raccontare, coscientizzare, partendo dalle situazioni concrete della vita e tenendo conto delle compatibilità antropologiche del villaggio.
Oggi, non bisogna più fare sviluppo, ma aiutare le comunità a ritrovare se stesse, non attraverso una serie di ricette belle e fatte (della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale, delle ONG), ma pertanto da una pedagogia dello sguardo, che aiuta i membri di quelle società a trovare la risposta ai loro desideri.
Occorre tornare a fare spazio nello sviluppo, nella promozione del villaggio, alla dimensione del desiderio, che è stata espulsa dall'economia ufficiale.
Bisogna sviluppare una coscienza critica attraverso la struttura delle relazioni politiche e sociali e anche attraverso la ricerca della coesione in senso alla comunità.
Lo sviluppo non ha prodotto i risultati promessi, ma ha destrutturato realtà essenziali per le comunità e società africane.
I suoi sostenitori hanno cercato persino di farci venire dei sensi di colpa e di indurci a chiederci che cosa non funziona in noi dal momento che siamo sottosviluppati, come dimostra il libro di Axel Kabou, "Et si l'Afrique rèfusait le dèvelopment".
Anzi, forse siamo stati inadeguati allo sviluppo imposto dagli altri, proprio perché non ci appartiene.
D'altra parte, c'è qualcosa di malsano nel fatto di chiedere alla vittima che cosa in lei non ha funzionato e l''ha resa tale.
Perché siamo stati sconfitti? Poiché siamo stati sconfitti, andiamo a scuola da coloro che hanno vinto per imparare da loro l'arte di vincere senza aver ragione.
Ma più abbiamo imparato la loro arte, più abbiamo seguito la loro razionalità, la loro idea di progresso, di universalismo, il dominio della natura, di razionalità quantitativa, meno risultati abbiamo conseguito per i nostri popoli. Siamo solo diventati altri da noi stessi.
di Quirino Salomone

