RAIMON PANIKKAR
Nato a Barcellona il 3 novembre 1918 da madre spagnola e cattolica e da padre indiano e hindù, Raimon Panikkar è laureato in chimica, in filosofia e in teologia. Nel 1946 fu consacrato sacerdote. Dopo aver trascorso gran parte della giovinezza in Occidente, fu incardinato nella diocesi di Varanasi in India. Qui si stabilì in una piccola dimora sulla riva del Gange dedicandosi completamente allo studio, alla preghiera, alla meditazione e allo scrivere. Una volta al mese si recava dal suo vescovo a Varanasi, la città santa dell'induismo, per una giornata di lavoro e di riflessione in comune. Un giorno gli arrivò dall'Università di Harvard (USA) l'invito a ricoprire una Cattedra come Visiting Professor. Su consiglio del suo vescovo, Panikkar accettò l'invito che gli avrebbe cambiato notevolmente la vita: da allora trascorse quattro cinque mesi negli Stati Uniti e il resto dell'anno in India, mantenendo sempre vivi anche i contatti con l'Europa. La sua reputazione andò crescendo di anno in anno, oltrepassando ogni frontiera. Divenuto uno dei grandi pensatori della nostra epoca, Panikkar rappresenta un vero punto d'incontro tra l'Oriente e l'Occidente. Professore emerito di studi religiosi all'Università di California, vive ora una vita ritirata a Tavertet, sulla cima di una verdeggiante collina della sua Catalogna natale, non lontano da Barcellona. Qui nella sua ricchissima biblioteca illuminata dal caldo sole mediterraneo legge, riflette, medita, prega e continua a scrivere. I suoi grandi centri di interesse sono Dio, l'Uomo e il Cosmo; il Cristo - la Trinità - l'Uomo; il mistero della realtà «cosmoteandrica»; il dialogo delle religioni e delle culture. Rifiutandosi di relativizzare la propria fede, egli si lascia interpellare dalla pluralità delle culture, dalle credenze, dalle teologie e s'impegna coraggiosamente nel dialogo.
Dopo uno sguardo panoramico e superficiale delle sue opere, ho sotto gli occhi in questo momento un suo volume intitolato "La pienezza dell'uomo". Una sintesi stupenda che penso possa aprire nuove prospettive per il terzo millennio.
Secondo Panikkar l'Occidente, durante la sua storia, ha conosciuto la grande tentazione di ripiegarsi sul proprio pensiero, sulla propria cultura e sulle proprie dispute. Tuttavia, in diverse epoche, uomini chiaroveggenti si sono spinti oltre le frontiere tradizionali: è questo il caso degli umanisti del Rinascimento come dei grandi missionari in Asia nel XVII secolo quali Roberto De Nobili in India e Matteo Ricci in Cina. La riscoperta dei Padri greci e dei teologi orientali, le ricerche degli etnologi, le opere degli storici delle religioni hanno aperto nuovi orizzonti. Il Parlamento delle Religioni organizzato a Chicago dall'11 al 23 settembre del 1893 ha segnato una data per l'incontro delle religioni: l' America e l'Europa scoprirono l'importanza dell'induismo e del buddhismo. Da quel momento gli occhi degli occidentali si rivolsero verso l'Asia, ancora in parte nelle mani dei colonizzatori e le antiche religioni asiatiche divennero, esse pure, missionarie. Nel corso del XX secolo, l'Occidente ha cominciato a scrutare in profondità la religione hindù e il pensiero buddhista. Conosciamo l'opera audace di pionieri come Jules Monchanin e Henri Le Saux sacerdoti dell'Occidente che si sono immersi nelle profondità delle tradizioni hindù al fine dei confrontarle con il pensiero e la fede cristiani.
In Raimon Panikkar per nascita, si incontrano le due culture, le due tradizioni religiose, lui un autentico ponte tra le due rive.
La brillante formazione illosofica del nostro autore attinge alle due sorgenti. Egli approfondisce il pensiero indiano soprattutto attraverso lo studio dei grandi pensatori e mistici. Per quanto concerne L'Occidente, il suo pensiero illosofico e teologico si nutre alle migliori fonti, dai Padri greci e latini (Agostino, Tommaso, Bonaventura, Heckhart) fino alla tradizione francescana. Panikkar richiede un grande un grande sforzo dai suoi lettori abituati al pensiero occidentale perché introduce numerosi concetti formulati partendo dalla tradizione indiana, che da una parte è orientata verso l'ortoprassi e relativamente poco esigente sul versante dell'ortodossia e, dall'altra, è del tutto a suo agio con il pensiero simbolico.
Un concetto ricorrente nei suoi scritti è quello di esperienza intesa come "la coscienza di un contatto immediato con il reale": la dimensione empirica che cade sotto il dominio dei sensi, la dimensione intellettuale che viene colta dalla ragione e la terza dimensione, quella del mistero, la dimensione mistica, che viene percepita dal terzo occhio. La verità dell'uomo risiede nell'equilibrio tra queste tre dimensioni.
Alla base della sua visione teologica e nella sua antropologia, Panikkar pone il mistero della Trinità: un Dio che è amore; questo amore postula il Figlio uguale al Padre; in rapporto alla creazione, il Padre è creatore, il Figlio è redentore, lo Spirito riconduce a Dio l'umanità e il cosmo lungo un percorso in cui si realizza la divinizzazione dell'uomo. Secondo l'economia della creazione, l'uomo non è soltanto un vestigio ma è imago della Trinità. È quindi incontro dell'umano e del divino.
"Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose" , «Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose, perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza". In questi due testi paolini, il nostro Autore vede incluso nel Cristo logos eterno, i misteri del tempo, dello spazio e del divenire, nonché il mistero dei cristiani e di tutta l'umanità.
Egli vede da sempre inscritto nel mistero trinitario ciò che è creatura.
La teoria cosmoteandrica. Intravede l'intuizione universale della Trinità nelle religioni e nelle culture. L'universale esistenza della percezione ternaria, la triade quale la forma perfetta di ogni cosa. Panikkar ha l'impressione che la Trinità sia l'esperienza straordinaria, nel concreto e nel particolare, di una visione che esiste praticamente in tutte le tradizioni, e persino come struttura dello spirito umano. La tradizione cristiana riprende i nomi alpha, omega,unigenitus, primogenitus, ma è nella pienezza dei tempi che ha avuto luogo la cristofania, la manifestazione del Cristo, del Logos eterno che gli apostoli e i discepoli hanno riconosciuto in Gesù di Nazaret. Quindi, è nel mistero dell'Incarnazione che si è realizzata la pienezza dell'uomo di cui parlano i Padri greci quando trattano della divinizzazione dell'uomo.
Affinché l'uomo assomigli a Dio, è indispensabile che in lui esista un elemento divino. Già la creazione di Adamo è stata fatta secondo Cristo che, alla pienezza dei tempi, diventerà il nuovo Adamo, quindi, l'archetipo dell'uomo non è semplicemente il Verbo ma il Verbo incarnato. Il
Cristo, che è l'uomo nella sua realizzazione più alta, si situa evidentemente al vertice dell'ascensione dell'umanità; egli è il principio ma anche il termine della storia.
Sviluppa l'idea del cosmo partendo dal fatto che troppo spesso ci si è dimenticati del corpo e della materia, al punto che la deificazione dell'uomo sarebbe quella di un puro spirito e ciò malgrado la dottrina della resurrezione della carne. Egli vuole riscattare la materia, inglobarvi lo spazio e il tempo che con la dimensione del corpo costituiscono la realtà. Invece di parlare semplicemente di teandrismo, egli ha creato il vocabolo cosmoteandrismo, che ingloba le tre dimensioni della realtà. In tal modo Panikkar taglia la strada da una parte alla deriva gnostica e dall'altra all'errore del panteismo. Nell'uomo c'è una dimensione d'infinito e di libertà che è divina; una dimensione di coscienza che è umana e una dimensione corporale che dipende dal cosmo. In questo senso Panikkar può scrivere che la cristofania è ordinata alla pienezza dell'uomo.
Il Cristo situato nella Trinità, è simbolo di tutta la realtà, il mistero dell'Incarnazione conferisce all'uomo la possibilità di partecipare alla natura divina. E' attraverso Gesù che i cristiani hanno conosciuto il Cristo, hanno professato che Gesù è il Cristo e hanno vissuto l'esperienza cristiana. Per essi Gesù è la porta, la via, la verità e la vita. Perciò la cristofania, secondo Panikkar, non si limita alla sola dimensione storica della manifestazione di Gesù di Nazaret. Il Cristo creatore, il Cristo redentore, e il Cristo glorioso della fine dei tempi sono sempre l'unico Cristo perché la cristofania non ha senso se no all'interno di una visione trinitaria. Occorre soprattutto capire bene che l'Incarnazione è un evento storico che ha cambiato anche il senso della storia e ha costituito una vera inculturazione, marcando la storia con la sua impronta. La cristofania non limita il suo sguardo alla Chiesa come istituzione, ma abbraccia l'umanità intera in cammino verso il suo destino. C'è come una proposta di approfondire l'intuizione della creazione continua e dell'incarnazione continua, due dottrine di cui troviamo traccia nella tradizione della Chiesa. li Cristo creatore è anche il Salvatore dell'uomo, ma la sua missione è più vasta poiché egli deve restaurare tutta la creazione. E' il mistero del congiungimento della realtà divina, umana e cosmica.
Avendo conosciuto personalmente Panikkar, ho avuto la netta impressione che tutta la spinta di pensiero gli derivi proprio da quella sua lunga meditazione, preghiera e ascetismo che lo caratterizzano profondamente. Anche quando semplicemente parla ti comunica la sensazione che stia pregando, assorto, sorridente, sereno, pacificato, raffinatissimo.
Esegeta attento e puntuale, alimenta le sue riflessioni sul messaggio evangelico, le grandi tradizione delle chiese occidentali e orientali, il pensiero plurimillenario e l'esperienza vissuta dell'India. Nella prospettiva della Lumen gentium e della Nostra aetate, Raimon Panikkar traccia nuove vie di apertura, di incontro e di dialogo tra le culture e le religioni.
di Quirino Salomone

